ERF: il Fondo Europeo di Redenzione

Dopo il MES il Meccanismo Europeo di Stabilità, il FMI ed il il pareggio di bilancio, l 13 giugno scorso il Parlamento europeo ha approvato, con il voto su due risoluzioni, il regolamento per il rafforzamento della governance dell’UE.

La prima risoluzione (clicca qui), denominata Gauzes, dal nome del relatore, è stata approvata con il 73% dei voti a favore (qui è possibile vedere il dettaglio) e ha messo nero su bianco l’assoggettamento a tutela giuridica di uno Stato membro (a decorrere dal 2017). Ciò significa che ‘le autorità dello Stato membro interessato attuano le misure raccomandate (dalle istituzioni europee, NdA) relative all’assistenza tecnica (…) e presentano alla Commissione un piano di ripresa e di liquidazione dei debiti per approvazione.”  Cioè il Governo nazionale perde ogni tipo di potere decisionale e operativo; in altre parole lo Stato è privato totalmente della propria sovranità. Potremmo dire che è commissariato, occupato dall’esercito della grande finanza internazionale.

La seconda risoluzione denominata Ferreira (clicca qui), è stata approvata con il 74% dei voti favorevoli (vedi qui),e introduce un nuovo fondo, l’ERF – il Fondo Europeo di Redenzione (o Riscatto). L’articolo 6 quinquies definisce il provvedimento, inquietante: ‘al fine di ridurre il debito eccessivo nell’arco di un periodo di 25 anni’. Gli Stati membri dovrebbero trasferire ‘gli importi debitori superiori al 60% del PIL all’ERF nell’arco di un periodo di avviamento di 5 anni’, attuare ‘una strategia di consolidamento di bilancio e un’agenda di riforme strutturali’, costituire ‘garanzie per coprire adeguatamente i prestiti concessi dall’ERF’, ridurre ‘i rispettivi disavanzi strutturali durante il periodo di avviamento per rispettare le norme di bilancio’.
Secondo gli analisti tedeschi, l’Italia dovrebbe partecipare al fondo con la quota più grande (40%), ovvero oltre 950 miliardi di euro e p Per coprire il prestito dell’ERF, l’Italia potrebbe essere costretta a cedere (almeno per 25 anni) una frazione più o meno cospicua del gettito delle imposte nazionali, a vendere una parte del patrimonio (asset) pubblico, a dare in pegno le proprie riserve auree e di valuta estera.

Ci troviamo quindi all’interno di un circolo vizioso: per il ripianamento del debito pubblico l’Italia si troverebbe costretta a fare ricorso ad altro debito e come garanzia ci penseranno le nostre tasse,  il patrimonio del nostro paese, e perciò il benessere ed i servizi dei cittadini. Ci troveremo di fronte ad uno stato che potrà imporre qualsiasi provvedimento per realizzare il pareggio di bilancio; il cui raggiungimento sembra essere un utopia se pensiamo a come è creata la moneta (dal debito).

(estratti tratti da ERF: la nuova spada di Brenno in http://testelibere.it/blog/erf-la-nuova-spada-di-brenno)

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Dott. S.Aboudan