Il sonno -cenni storici-

Il sonno -cenni storici-

Il fenomeno del Sonno (per un percorso storico e culturale del sogno, vedere qui) fin dall’antichità ha suscitato numerose domande a cui molti uomini hanno cercato di dare una risposta. Nell’antica Grecia ad esempio il sonno si confonde con i miti. Nei poemi omerici, infatti, era personificato come il “Signore a cui non sanno resistere né gli uomini né gli Dei”. Nella tradizione Pre-Socratica il sonno era trattato come una via di mezzo tra la morte e la veglia: per i filosofi del periodo, la morte derivava dalle stesse modificazioni fisiologiche che inducevano il sonno.

Il primo a sistematizzare le già numerose osservazioni sul sonno sia nell’uomo sia negli animali è stato Aristotele.All’interno della sua opera “Parva Naturalia” ha dedicato 3 lavori sul fenomeno sonno:Il sonno e la veglia (De Somno et Vigilia)I sogni (De Insomniis)La divinizione durante il sonno (De Divinatione per Somnum). Nel primo, l’autore enuncia alcuni principi principi generali, che sono sempre validi:

Il sonno è contrario alla veglia

II Il sonno è l’incapacità di esercitare in atto l’attività percettiva

III Il sonno è l’incapacità di esercitare la sensazione in atto in quanto è affezione del primo percettore

IV Il sonno è necessario alla vita

V Il sonno è affezione che interessa congiuntamente la funzione percettiva e la funzione locomotoria del vivente animale.

VI Il sonno è fenomeno concomitante nell’animale al processo di assimilazione dell’alimento.

VII Il sonno ha durata coestesa al processo di assimilazione dell’alimento e alla sua trasformazione in sangue

 

In particolare, egli localizzò i meccanismi della veglia e della percezione nei centri del cuore e in accordo con  la scuola ippocratica riteneva che il sonno fosse provocato dai vapori caldi che salivano dallo stomaco.L’evaporazione che interviene nei processi nutritivi … tende a muoversi naturalmente verso l’alto. Ciò spiega perché gli accessi di sonnolenza tendono a prodursi dopo i pasti. Il sonno ha luogo anche dopo certi tipi di fatica, in quanto la fatica opera come dissolvente e la materia dissolta (calda) agisce come cibo prima della digestione. Il fine ultimo dell’alimento è il sangue che trova il suo principio dal cuore, da cui si diffonde in tutto il corpo.

L’alimento una volta entrato nel corpo si riscalda ed evapora raggiungendo il cuore (il principio). Ciò che evapora diviene più leggero e si porta verso l’alto, per poi raffreddarsi e riscendere verso il basso più pesante comprimendo il calore della regione cardiaca. E’ a questo punto che l’animale dorme. (Aristotele, in Sonno e Veglia)

Galeno
Galeno

 Nel secondo secolo dopo cristo Galeno a differenza di Aristotele situò il sonno nel cervello e ipotizzò che questo avesse la funzione di rinnovare il “calor innatus” e di permettere al sistema nervoso di recuperare le energie spese durante la veglia.

Egli vide che comprimendo il cervello di alcuni piccoli animali si provocava la perdita della coscienza; al contrario, comprimendone il cuore l’animale restava sveglio.
Il cervello era, quindi, la sede organica della coscienza e la stessa risiedeva in quelli che vennero poi definiti ventricoli cerebrali; in queste cavità vivrebbero secondo Galeno, le cellule psichiche.

 

Nel Medioevo viene formulato il “Regimen Sanitatis Salernitanum” una serie di prescrizioni igieniche tra le quali sono descritte le possibili perturbazioni del sonno dovute da un’alterazione degli “umori”

Nell’età Rinascimentale il sonno era ritenuto un’interruzione incompleta della percezione che consentiva il passaggio di stimoli di elevata intensità. Inoltre era situato all’interno del cervello e derivava dalla mancanza degli “spiriti animali” negli organi sensoriali e motori.

Cartesio

Cartesio. 1596 –1650

Per Cartesio invece il sonno si attuava attraverso un processo termodinamico localizzato nel cuore. Il calore prodotto avrebbe portato ad ebollizione il sangue e spinto in circolazione. Giunto a livello cerebrale e nella ghiandola pineale si sarebbe trasformato in “spirito animale” e trasmesso in tutto il corpo attraverso i canali all’interno delle fibre nervose. In particolare, il decremento di permeabilità dei canali avrebbe diminuito lo spostamento di questi spiriti responsabili della percezione e del movimento e quindi favorito l’insorgere del sonno.

Le teorie del XIX secolo hanno risentito dell’influenza di Cartesio e del positivismo e hanno esaminato tematiche che ancora oggi permangono al centro del dibattito scientifico. Tra le numerose teorie di questo secolo troviamo quella comportamentale secondo la quale il sonno è prodotto dall’assenza di stimolazione esterna, perciò per rimanere svegli è necessario una continua stimolazione dell’organismo e una sua diminuzione per addormentarsi. Tra le teorie comportamentali diffusa all’epoca troviamo quella del Dr. Edouard Claparède per cui il sonno non era una risposta passiva ma attiva, simile ad un istinto, per evitare un eccesso di fatica: “Noi dormiamo non perché siamo intossicati o esausti ma per non intossicarsi o esaurirci”

Il XX secolo ha generato invece le cosiddette teorie “umorali” per cui diverse sostanze induttrici del sonno, come l’acido lattico, l’anidride carbonica e il colesterolo (definite all’epoca come “leucomaine” o “urotossine”) si accumulerebbero nel cervello. Lungo questo filone di pensiero a partire dal 1907 i dottori Réné Legendre ed Henri Piéron annunciarono di aver isolato una sostanza detta “ipnotossina” dai liquidi biologici di animali privati di sonno. Tuttavia a causa dei numerosi fallimenti nei tentativi di estrarre questa sostanza del sonno, l’interesse in questo campo di ricerca diminuì fino a quando negli anni 60 furono compiuti passi decisivi in queste direzioni  grazie ai lavori di Jouvet.

Agli inizi del 800, infine, con Pavlov nascono le teori fisiologiche del sonno, caratterizzate  delle teorie che vedevano il sonno come   fenomeno passivo, innescato da una diminuzione delle afferenze sensoriali e le altre definite attive , che postulavano l’esistenza di centri induttori del sonno.

 

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Dott. S.Aboudan