Privazione totale di sonno nell’uomo

La privazione totale di sonno prevede la totale assenza di sonno per periodi più o meno prolungati. Lo scopo di queste ricerche è determinare gli effetti dei periodi di veglia prolungati sulle funzioni cognitive e biologiche dell’organismo Negli studi sui ratti è stato osservato che essi soppravvivono circa 21 giorni senza dormire. Per questioni etico-morali gli studi sull’uomo non hanno mai supearato questo limite e come vedremo l’organismo sopporta abbastanza bene lunghi periodi di privazione di sonno (anche 11 giorni), mentre le funzioni più compremesse sono quelle cognitive. Infine, studiando le caratteristiche poligrafiche del sonno  dopo il periodo di privazione (sonno di recupero) e possibile ricavare informazioni utili per capire quale tipo di sonno è maggiormente recuperato e quindi più importante per l’organismo.


Questi tipi esperimenti oggi sono condotti in un ambiente controllato quale il laboratorio. Rispetto alle ricerche che utilizzano gli animali animali, i soggetti umani durante lo studio provano situazioni meno stressanti: sono consapevoli di quello che sta accadendo loro e possono rivolgersi in ogni momento  agli sperimentatori . Anzi, può capitare che i soggetti mostrino più stress prima dell’inizio dello studio (condizione di base), questo perché possono essere eccitati dalla sfida della privazione di sonno o essere preoccupati per le conseguenze spiacevoli che essa comporta.

In generale il soggetto è ben nutrito, sotto l’attenzione dei ricercatori e trascorre una situazione tranquilla. Durantre il periodo sperimentale generalmente è sottoposto ad una serie di registrazioni poligrafiche, e deve effettuare una lunga serie di test per verificare le performance. Cognitive e motorie. Di solito avrà molto tempo libero a disposizione, ma sarà esplicitamente proibito addormentarsi e a tal fine non potrà assumere sostanze eccitanti quali caffeina, nicotina etc.

Da un punto di vista storico le prime ricerche di privazione totale di sonno sono state effettuate in ambito militare. Si tratta di “operazioni prolungate” (battaglie simulate);  in cui gli effetti della privazione di sonno devono tuttavia essere valutati tenendo conto anche di altri elementi presenti in tali situazioni quali sforzi fisici, restrizioni alimentari, ansia da prestazione, impossibilità di un’interruzione volontaria da parte del soldato.

Durante una missione di addestramento militare detta “Il Salto dell’Acrobata”, 64 soldati sono stati sottoposti a privazione di sonno per 4 giorni.
Duarante la 1° notte non sono stati riscontrati risultati significativi, infatti il morale era alto e tutti i soldati sembravano sopporatare abbastanza bene la privazione di sonno.
Duranre la 2, hanno iniziato a comparire i primi sintomi che si sono fatti più evidenti nella 3° notte di privazione. Sono stati registrati: difficoltà a rimanere svegli soprattutto durante le prime ore del mattino e difficoltà a parlare. Alcuni soldati hanno riferito di aver iniziato a parlare da soli o con oggetti percepiti come umani.. Sono comparse anche alterazioni visive, ad esempio un soldato raccontò di aver visto marciare un altro se stesso in direzione opposta.

Questi disturbi in generale raggiungono il livello massimo durante la notte ma progressivamente spariscono nel corso della giornata Infatti, anche dopo 4 giorni (dopo più di 80 ore di privazione sonno), i soldati erano ancora in grado di svolgere gli incarichi con efficienza.


Il primo e vero esperimento di privazione totale di sonno è quello di Patrick e Gilbert condotto nel 1896. Nonostante sia una ricerca che ha più di 100 anni, essa colpisce per l’accuratezza della metodologia impiegata. Infatti, i soggetti sono stati sottoposto a ben 14 test ogni 6 ore. Le misurazioni comprendevano: la temperatura corporea, il peso corporeo,  la frequenza cardiaca, la forza del pugno, i tempi di reazioni semplici, la sensibilità al dolore  etc.; inoltre, gli autori hanno hanno preceduto lo studio principale da uno studio pilota in cui un ricercatore (Gilbert) fece da soggetto.

Nello studio pilota l’unico soggetto (Gilbert), era definito come un “giovane uomo di 28 anni, non sposato, in perfetta salute, di temperamento nervoso, di grande vitalità e attività, abituato a circa 8 ore di sonno dalle 22 alle 6”.
La condizione sperimentale prevedeva 90 ore di privazione totale di sonno seguite da una notte di recupero, durante la quale,  per valutare la profondità del sonno, Gilbert veniva  risvegliato ogni ora  attraverso la somministarzione di stimoli elettrici alla caviglia che aumentavano fino a quando, il soggetto premeva un interruttore per segnalare il risveglio.
Durante la privazione Gilbert non ebbe grossi problemi sebbene “la seconda notte non si sentisse bene e soffrisse molto la sonnolenza. La terza notte soffrì meno. Il quarto giorno e la sera successiva si senti bene e fu capace di passare il tempo eseguendo le occupazioni abituali.”
In particolare a partire dalla 2° notte di privazione i principali effetti che sono stati registrati sono:

  • alterazioni visive
  • aumento peso corporeo (diminuisce nella prima notte)
  • aumento dei tempi di reazione
  • diminuzione della vigilanza
  • miglioramento dell’ acuità visiva
  • aumento sonnolenza in partocolare tra a le 24 e le 12

Nel corso della 1° notte di recupero i ricercatori osservarono che la  profondità del sonno era maggiore durante  la 2° ora seguiva la 1° ora ed infine la 3° ora. Nelle 2 notti successive di recupero il sonno supplementare recupearato è stato solo del 25% rispeto al sonno totale perso.

Due settimane più tardi gli autori eseguirono lo studio principale reclutando 2 soggetti volontari di sesso maschile di 24 e 27 anni abituati a 8-9 ore di sonno che furono privati di sonno per 90 ore.
Nel corso del periodo sperimentale i risultati principali sono stati:

  • Nessuna presenza di allucinazioni, malattie o malesseri
  • I compiti introdotti (addizione, riconoscimento lettere e i test mnestici) furono deteriorati soprattutto in un soggetto
  • Presenza di “colpi di sonno” (periodi di estrema sonnolenza o microsonni)
  •  Diminuzione della temperatura (in media di circa 0,2-0,4° C, fino anche di 1,5 C per un breve periodo.

Nel corso della notte di recupero entrambi i soggetti dormirono dalle 23:15 alle 10:30 e fecero un sonnelino diurno di 45 minuti e 4 ore. In totale un soggetto recuperò il 16% del sonno perso e l’altro il 35%

 


Il periodo più lungo trascorso senza dormire che è stato accertato è detenuto da Randy Gardner uno studente di 17 anni che nel gennaio del 1964 superò il record mondiale di 260 ore (11 giorni) senza sonno tenuto da Tom Rounds di Honolulu.

Nonostante Randy sia entrato nei guinnes dei primati e sia uno dei personaggi più conosciuti tra gli studiosi del sonno,  egli iniziò ad essere seguito da un medico militare locale e dopo poco si aggiunsero  un numero crescente di ricercatori del sonno del calibro di Dement, a partire però solo dalla 150° ora di veglia ininterrotta.

Durante la maratona Randy non usò caffé o altre sostanze stimolanti e arruolò due amici che a turno cercarono di tenerlo sveglio durante l’arco delle 24 ore. I metodi principali utilizzatti per questo obiettivo erano farsi docce fredde e fare attività fisica come camminare, svolgere sport (es. basket) e attività stimolanti (es. giocare ai videogames).

Durante il periodo di privazione, a partire dal 2° giorno iniziarono a comparire disturbi visivi;sensazione di avere gli occhi molto pesanti e stanchi, e difficoltà a concentrarsi, infatti, Randy dovette smettere di guardare la tv in quanto non riusciva più a seguire le trasmnissioni.
Dal 3° giorno sono stati segnalati cambiamenti di umore, disturbi di linguaggio, leggera atassia e nausea.
Durante il 4° giorno, comparvero i disturbi di memoria, e le illusioni visive; Randy  cominciò a vedere “nebbia” attorno ai lampioni stradali e ebbe l’illusione che un segnale stradale fosse una persona. Inoltre, era di umore particolarmente irritabile ed evidenziava mancanza di cooperazione. Ad esempio; immaginò di essere un grande giocatore di football e si arrabbiava se veniva contraddetto.
Nel  5° giorno, invece, è stato osservato un leggero miglioramento (messo in evidenza anche in studi successivi) sebbene persistessero le alterazioni visive.
Durante il 6 ° giorno si aggravarono i disturbi di memoria e concentrazione. Randy era anche molto irritabile, mostrava sintomi di atassia  e scarsa collaborazione.
Nel corso del 7° e  8°  giorno: continuavano i precedenti disturbi.
Mentre nel 9° giorno il  pensierodi Randy era  frammentato, non riusciva a completare le frasi e si aggravarono i  disturbi visivi.
Il 10° e 11° giorno cominciò a credere “che si tentasse di farlo passare per pazzo perché stava dimenticando delle cose”.

Alla fine dell’esperimento, all’esame neurologico è stato osservato:

  • Leggero strabismo con un nistagmo (movimento involontario a scatti degli occhi)
  • Abbassamento delle palpebre (a causa della sonnolenza)
  • Volto inespressivo
  • Tremori alle mani con bruschi movimenti involontari
  • ECG nella norma
  • EEG nella norma (estrema sonnolenza)
  • Analisi sangue e urina nella norma
  • Diminuzione della temperatura corporea di circa 1.0° C

Effetti cognitivi : più colpiti;

  • attenzione,
  • linguaggio e
  • memoria.

Dopo 10 giorni di recupero l’intero quadro clinico si era normalizzato.

Nella condizione di recupero, il sonno di Randy Gardner è stato registrato in laboratorio per tre notti di recupero. Durante la prima notte di recupero Randy dormì 14 ore e 45 minuti e il risveglio avvenne spontaneamente. Randy era in buone condizioni anche se ancora un pò assonnato. Nelle successive due notti di recupero dormì 6 ore e mezza più del normale (4 ore nella seconda notte e 2 e mezza nella terza).

Come si può osservare dalla tabella, globalmente Randy recuperò il 24% del sonno totale perduto: 2/3 dello stadio 4 e ½ del sonno REM. Durante il recupero la quantità di stadio 4 fu cinque volte superiore al valore normale e quella di REM 3 volte superiore al valore normale. Questi risultati quindi suggeriscono che  gli stadi di sonno che sono stati maggiormente recuperati sono lo STADIO 4 e  il sonno REM.

stadi di sonno
1+2 3 4 REM Sonno totale
Valori Basali 234 42 23 65 364
Sonno totale perduto 2574 462 253 715 4004
Differrenza tra la durata del sonno durante le notti di recupero rispetto ai valori basali
Notte recupero 1 164 91 90 171 516
Notte recupero 2 27 67 44 123 261
Notte recupero 3 -9 56 37 87 171
Totale  182  214  171  381  948
Recupero (%)  7  46  68  53  24

In un’altra ricerca, condotta in laboratorio condotta da Pasnau et al., 1968: sono stati utilizzati 4 soggetti  maschi di circa 20 anni (dietro compenso monetario) sottoposti a 205 ore di privazione (circa 9 giorni) e a una serie di misurazioni fisiologiche, endocrinologiche, neurologiche, elettroencefalografiche, psicologiche e comportamentali. I soggetti erano tenuti svegli mediante il tamponamento di alcool sul viso e l’immersione della testa in acqua gelida.

Sorprendemente tutti i soggetti riuscirono a restare svegli per 9 giorni. In particolare a partire dal 3° giorno è iniziata la sonnolenza estrema (soprattutto tra le 2 e le 4 del mattino). Dal 4° giorno l’irritabilità e le alterazioni percettive raggiunsero i livelli più elevati tantochè un soggetto durante l’esecuzione di un test monotono iniziò a urlare gettandosi sul pavimento.

Durantre il 5° giorno, i livelli medi alle prestazioni e le interazioni sociali raggiunsero i valori minimi. Tuttavia, al termine di questo giorno, i soggetti mostrarono un lieve miglioramento ( definito come la  SVOLTA DEL QUINTO GIORNO).

Altri risultati interessanti riguardano:

  • Aumento della fame (+ 50% della razione normale, vedi esperimenti sui ratti)
  • Presenza dei Microsonni: brevi periodi di non risposta della durata di pochi secondi, accompagnata da sonnolenza estrema e da modificazioni EEG che assumono l’aspetto di un sonno leggero.
  • Alterazioni percettive
  • Diminuzione della temperatura corporea
  • Riduzione delle  prestazioni ai test psicometrici

Infine, il sonno dei soggetti è stato registrato durante 3 notti di recupero. In questa condizione, però, i soggetti non hanno potuto dormire liberamente, ma sono state concesse loro 12 ore di sonno la prima notte e 9 ore le due notti successive (12+9+9). Già dopo la prima notte di recupero le sensazioni di stanchezza e le performance ai test psicometrici migliorarono considerevolmente.

In conclusione analogamente a quanto osservato in precedenza sono le funzioni cognitive quelle più colpite, mentre l’organismo resiste abbastanza bene alla privazione di sonno
(vedi Patrick e Gilbert; Randy Gardner)

Riassumendo gli effetti negativi della privazione sono limitati alle funzioni cognitive mentre il resto del corpo resiste abbastanza bene. A tal proposito, Dement che seguì Randy racconta che il ragazzo ebbe la meglio in una partita giocata a basket alle 3 dell’ultima notte, indicando che le funzionalità fisica e motoria non erano deteriorate.
L’aumento della sonnolenza: mostra un profilo circadiano; infatti, i momenti più difficili ( e di maggiore sonnolenza) sono le prime ore del mattino, momento in cui i valori della temperatura raggiungono il minimo.
I soggetti possono mostrare periodi di sonnolena elevata con assenza di risposte comportamentali agli stimoli (microsonni).
Inoltre, nella maggior parte delle ricerche sulla privazione totale di sonno.i soggeti hanno evidenziato una leggera diminuzione della temperatura corporea e un aumento di appettito.
Infine, quando si permette al soggetto di dormire, il recupero è  prevalentemente a carico dello stadio 4 e REM.

 

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Dott. S.Aboudan