Progetto di una psicologia: Freud

La stesura del Progetto di una psicologia iniziato a scrivere da Freud nel 1895 e  rimasto inedito fino al 1950 rappresenta il tentativo condotto in modo autonomo di definire in chiave neurofisiologica la spiegazione dei processi psichici.


 

Freud_1885Con queste parole Freud si esprime all’inizio del Progetto di una psicologia : «l’intenzione di questo progetto è di dare una psicologia che sia una scienza naturale, ossia di rappresentare i processi psichici come stati quantitativamente determinati di particelle materiali identificabili».
Dalla corrispondenza con l’amico Fliess è stata trovata una lettera che riporta la data del 20 ottobre 1895 in cui Freud scrive: «In una tempestosa notte della settimana scorsa le barriere improvvisamente si sono sollevate, i veli sono caduti e sono riuscito a vedere tutto, dai dettagli delle nevrosi sino alle condizioni della coscienza. Ogni cosa al suo giusto posto, gli ingranaggi a posto, si trattava di una macchina che, da un momento all’altro, avrebbe incominciato a muoversi da sola».

All’interno del  Progetto, Freud parte dal principio d’inerzia nella regolazione della condotta dell’organismo, che tende a liberarsi immediatamente delle tensioni derivategli da qualunque stimolazione (modello dell’arco riflesso); però per quanto riguarda gli stimoli che provengo dall’interno non basta affidarsi al modello dell’arco riflesso e in tal modo il principio d’inerzia ne esce disturbato. In questo caso gli stimoli cessano soltanto mediante l’azione specifica che deve realizzarsi nel mondo esterno (ad es. mangiare). Il principio di costanza quindi sostituisce gradualmente il principio d’inerzia, nella tendenza a mantenere un livello di energia il più basso possibile. Da ciò deriva la possibilità di distinguere una energia libera, quella dei processi primari, e una energia legata o trattenuta, al servizio del processo secondario che si difende da essa mediante l’azione specifica. Per quanto riguarda l’impiego del concetto del neurone si può dire che la funzione primaria si svolge nel senso che il neurone, ricevuta la corrente tende a scaricarla immediatamente, ma la presenza di resistenze rende possibile l’accumulazione dell’energia specifica e quindi lo stabilirsi della funzione secondaria.

Freud divide l’apparato nervoso in tre sistemi neurali:

  1. Il sistema φ (phi) quello più esterno a contatto con il mondo esterno e una volta che è raggiunto da stimoli li lascia passare.
  2. Il sistema Ψ (psi) più interno, il grado di resistenza delle barriere di contatto dei suoi neuroni è più alto e quindi esso presenta una minor disposizione alle facilitazioni. Per la sua posizione quindi sarebbe più esposto al raggiungimento degli stimoli interni, inoltre questo sistema è in grado di ritenere (memoria). Cosicché quando in φ si verifica una data esperienza percettiva si stabilisce un confronto con questa esperienza e la già esistente in Ψ . Il confronto tra percezione e memoria consente il riconoscimento dell’oggetto o dell’evento.
  3. Il sistema ω (omega) ancora più interno; invece è la sede della coscienza; essa ci dà ciò che noi chiamiamo qualità, sensazioni differenti. I neuroni in questo sistema vengono eccitati insiemi agli altri dei due precedenti sistemi durante la percezione, i cui stati di eccitamento originano le sensazioni coscienti.

Le tracce mestiche (modificazioni delle facilitazioni in Ψ) si stabiliscono in seguito all’esperienza ad es: pulsione della fame (tensione derivata da accumulo di cariche in Ψ) presenza del cibo, nutrimento (azione specifica), riduzione della tensione. Questo processo origina al costituirsi in Ψ di tracce mestiche che riproducono l’esperienza.

Il costituirsi del terzo sistema in collegamento con gli altri due prevede una condotta in cui il processo secondario svolge una funzione di controllo su quello primario. Oltre a mediare il processo percettivo cioè a determinare se l’oggetto è presente o assente, la coscienza assolve al compito delle sensazioni di piacere e dispiacere. Vi è una tendenza psichica ad evitare il dispiacere, che in questo caso comporterebbe un aumento dell’energia specifica, mentre la sensazione di piacere sarebbe la sensazione della scarica. Ora considerando la possibilità dell’organismo di avvalersi dello strumento percettivo e quindi di poter prevenire le esperienze negative, occorre che esso possa usufruire di una organizzazione particolare delle cariche energetiche in modo da poterle spostare, inibire all’interno della rete delle vie di facilitazione in Ψ. L’abbandono della carica di una immagine mnestica ostile costituisce una difesa primaria o rimozione. La rimozione quindi può essere attuata da una organizzazione costituitesi in Ψ che disturba decorsi prodotti la prima volta. Questa organizzazione è L’IO che può essere definito come la totalità delle cariche in Ψ ove una porzione stabile di cariche può essere distinta in un dato momento. L’IO perciò si serve della percezione e della memoria e di tutti i tre sistemi in relazione ai bisogni dell’organismo; pertanto è implicito definire l’IO come struttura conscia ed inconscia (ω e Ψ).

Per Freud l’esperienza del soddisfacimento fornisce la spiegazione del primo strutturarsi dell’individuo, e nell’ambito di questo processo si avranno le prime rinunce che sono attuabili tramite la rimozione rimovente dell’ Io . Il concetto di appagamento del desiderio risulta inizialmente connesso con la teoria dei sogni; il collegamento tra esperienza di soddisfacimento e sogno viene spiegato ritenendo che il sogno è l’appagamento di un desiderio. In questo caso, però i processi primari che seguono l’esperienza di soddisfacimento in una forma allucinatoria in assenza dell’oggetto desiderato, l’Io infatti nello stato di sonno non è in grado di confrontare le rappresentazioni mestiche con gli investimenti percettivi, venendo in tal modo a mancare la prova di realtà.

CONTRIBUTO AD UNA TEORIA DELLA PERCEZIONE

Il processo percettivo presenta le seguente caratteristiche generali:

  • è inserito in una concezione di ordine adattivo, in quanto media la spinta dei processi primari, in vista della situazione reale esterna;
  • è un processo dell’Io;
  • ha una funzione selettiva e quindi attiva, dovendo assolvere tramite soccorso dell’attenzione, compiti motivazionali di origine inconscia.

In tal caso il processo esplorativo di un determinato campo tende a far emergere, dal contesto in cui è collocato, l’oggetto specifico come un rapporto di segregazione figura sfondo. In base all’identità di percezione, percepire un oggetto significa quindi conoscere di nuovo l’oggetto, ovvero ri-conoscerlo, e ritrovare l’oggetto con la tensione attiva durante la prima esperienza.

Per quanto riguarda la rappresentazione del desiderio, il ritrovamento dell’oggetto soddisfa in parte la tensione desiderante, poiché si determinerebbe nell’individuo la tendenza a ricostruire le situazioni nelle identiche modalità in cui si sono articolate per la prima volta. L’individuo si trova così davanti alla necessità di accettare la realtà a cui appartiene, ma può farlo attivamente, operando su di essa. In questo modo tale movimento d’ordine inconscio ci può ricondurre al principio di piacere e di realtà, in cui di fronte alle molteplici difficoltà imposte dall’ambiente che circonda l’organismo, il principio del piacere deve modificarsi, per rimanere nel principio di realtà, divenendo in tal modo un principio del minor dispiacere. La regolazione di questo interscambio d’informazioni (dall’interno e dall’esterno) è demandata alle funzioni dell’Io che, essendosi costituito tramite l’esperienza è in grado di fornire le risposte su entrambi i fronti.

Occorre però precisare il termine di stato di relativo isolamento. Ogni rappresentazione in quanto attiva mantiene uno stretto collegamento con le altre rappresentazioni, alcune delle quali possono essere coscienti, mentre altre rimanere al livello inconscio. Nello psichismo degli individui, quindi secondo Freud, la rappresentazione non è mai isolata.

Però, le rappresentazioni che sorgono dall’esperienza, inserite nel sistema di memoria, non è detto che ciò  avvenga sempre tramite un processo coscienziale.

La percezione è concepita sia come la presa di coscienza della realtà sia come ricerca dell’oggetto desiderato; ricerca che non tiene necessariamente conto dei dati della realtà esterna, ma avviene tramite la spinta della rappresentazione del desiderio, e quindi sottostà agli scopi della dimensione desiderante e non della realtà.  Spinta che investe un determinato oggetto, che a seconda del valore simbolico che acquista nella catena di significazione, acquisterà un investimento più o meno intenso da parte dell’Io. L’importanza dell’oggetto e quindi della sua rappresentazione, unitamente alla intensità della percezione saranno proporzionali all’intensità del desiderio e al bisogno dell’individuo. Ad es. la bottiglia di acqua che ho di fronte è un oggetto d’investimento relativamente debole e quindi non ne sarà attratto, le cose cambieranno se la bottiglia di acqua mi si presenterebbe davanti in condizioni di estrema sete. In quest’ultimo caso la bottiglia verrebbe selezionata, assumendo la figura preminente.

Questo processo può spiegare anche l’effetto dell’attenzione psichica, infatti il suo scopo è quello d’investire gli stessi neuroni che sono i portatori dell’investimento percettivo. Per Freud l’attenzione è sopravvissuta nel corso dell’evoluzione psichica perché sulla base del principio del dispiacere gli individui tenderebbero ad escludere esperienze dimostratesi dannose e a facilitare le esperienze positive. L atto percettivo ha così anche la funzione di prova di realtà e la realtà può non consentire alcune esperienze di soddisfacimento, si viene così a creare una continua conflittualità tra dimensione desiderante e dimensione normativa che inscrive gli individui in una tendenziale rinuncia alla stimolazione, l’attenzione può venir concepita come l’unico baluardo dell’organismo deputato a mantenere i collegamenti con il mondo esterno, assumendo la funzione di mediare le richieste degli individui con i condizionamenti esterni.

Il rapporto tra rappresentazione del desiderio e percezione può dar luogo ad una situazione d’identità (identità di percezione), per cui all’investimento delle rappresentazione dell’oggetto desiderato corrisponde un adeguato investimento percettivo. L’appagamento darà così origine ad un arresto della ricerca (gli oggetti del bisogno possono essere definiti come gli oggetti base, al servizio della conservazione degli individui, gli oggetti del desiderio riguardano gli esseri parlanti e comunicanti ma tramite la pratica sociale si ha un ritorno della dimensione desiderante anche alle prime categorie di oggetti) Quindi nel rapporto percezione – rappresentazione del desiderio, la prima testimonia alla seconda la possibilità o impossibilità del soddisfacimento.

Freud in un passo del progetto affronta il problema del rapporto tra mondo esterno e psiche, ricollegandosi alla legge di Weber- Fechmer: l’intensità della sensazione varia proporzionalmente con il logaritmo della forza dello stimolo che la suscita. Scrive Freud “La conduzione sensoriale in φ ha una struttura particolare: si ramifica di continuo e mostra vie più fitte e sottili che terminano in vari punti, probabilmente con il seguente significato: uno stimolo più forte segue vie diverse da uno stimolo più debole” .

Il concetto di difesa non viene utilizzato soltanto per spiegare atteggiamenti volti a non accettare sul piano di coscienza rappresentazioni legate a ricordi spiacevoli, ma acquista un carattere strutturante anche sul piano cognitivo. La percezione, le rappresentazioni mentali, il pensiero, il linguaggio emergono da stati di necessità alla cui base vi è la sopravvivenza. Il processo percettivo appare come una attività che emerge da necessità difensive che si esprimono sia nel consentire un adattamento da parte dell’Io sia nel tener conto delle esigenze della rappresentazione del desiderio.

Il nostro apparato mentale possiede una illimitata capacità ricettiva nei confronti di nuove percezioni stabilendo tracce mestiche permanenti di esse anche se alterabili. Secondo tale ipotesi noi possediamo un sistema Percezione – Coscienza che riceve percezioni, ma non ritiene alcuna traccia di esse, in modo tale da poter reagire come un foglio bianco ad ogni nuova percezione; mentre le tracce permanenti delle eccitazioni ricevute sono custodite nei sistemi mnestici situati dietro i sistemi percettivi. Sulla base del principio del piacere e su quello di realtà la psiche, in base alle esperienze accumulate organizza un comportamento orientato basato su rappresentazioni finalizzate a degli scopi che indicano la via da seguire, questo scopo trova la propria origine nella rappresentazione del desiderio.

Il tema della percezione consente di cogliere alcuni collegamenti tra il pensiero di Helmholtz e quello di Freud. Per Helmholtz vi è una differenza tra Percezione e Appercezione. I semplici modelli sensoriali che dipendono dallo stimolo esterno originano la percezione, ma questo fenomeno che si basa alla semplice ricezione della stimolazione periferica. Le immagini mentali a loro volta derivano da processi mnestici e dalle cosiddette inferenze inconsce. Questi interventi con la percezione costituiscono la possibilità di passare all’ appercezione, cioè ad una vera identificazione e corretta percezione dell’oggetto. A csds dell’impossibilità di non poter indagare approfonditamente sull’apparato fisiologico non è in grado di specificare in che cosa consista l’energia psichica, quindi ritiene come in Freud, che il dominio psicologico deve essere mantenuto separato da quello fisiologico. Il termine porzione può essere impiegato per spiegare che non vi è nessun collegamento con l’esperienza. Mentre le attività psichiche tramite cui ci formiamo una idea che un certo oggetto  non sono attività coscienti bensì inconsce. Esse sono equivalenti ad una inferenza. In una esperienza percettiva le nostre impressioni sensoriali provocano l’insorgenza di determinate rappresentazioni e la dimensione inconscia opera attraverso associazioni con altre rappresentazioni costituitesi in altre occasioni allorché le nuove impressioni sensoriali si presentano nella stessa modalità in cui si erano presentate in occasioni precedenti.


Fonti: Il giovane Freud. Sigmund Freud e la scuola di Vienna. Enzo Funari.

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Dott. S.Aboudan