Ricordare il sogno

sognoNella vita quotidiana, sono rare le persone che dicono di sognare e ricordare il sogno ogni notte. Sognare sembra piuttosto un evento sporadico. Alcuni affermano addirittura di non sognare mai. Il problema come vedremo sembra essere legato ad una difficoltà di recupero dell’attività onirica al risveglio. Infatti, come è stato dimostrato con l’utilizzo della tecnica del probe; se al mattino ci svegliamo senza il ricordo di un sogno, non significa necessariamente che non abbiamo sognato.

A tale proposito Goodenough et al., (1959) hanno dimostrato che la suddivisione dei soggetti in sognatori e non sognatori andrebbe corretta nelle categorie di coloro che ricordano e coloro che non ricordano il sogno. Infatti se i soggetti classificati come  non sognatori sono svegliati sistematicamente in sonno REM sono in grado di riferire almeno un sogno nel corso della notte.

La ricerca di laboratorio ha evidenziato che sogniamo praticamente tutte le notti, e lo facciamo per quasi tutta la notte, e allora perché non ricordiamo ogni giorno almeno due o tre sogni?

Secondo la teoria di Arousal- Retrieval (Koulack e Goodenough, 1976)  il sogno avrebbe scarse possibilità di essere trasferito dalla memoria a breve termine alla memoria a lungo termine durante il sonno. Infatti, secondo gli autori, se il sogno non è seguito da un certo periodo di attivazione fisiologica (veglia), non sarà consolidato e quindi non potrà essere ricordato (Koulack e Goodenough, 1976)

Tale ipotesi è stata invalidata da ricerche che hanno applicato la tecnica del “probe”. Sogni riferiti durante la notte ma dimenticati al mattino sono di nuovo rievocati se al soggetto viene somministrato un probe tratto dal resoconto notturno. Un probe è un indizio generalmente la prima parola del resoconto notturno, che viene fornita al soggetto al momento del risveglio mattutino quando non riesce a rievocare l’attività mentale riferita dopo i risvegli notturni.

Questo, inoltre dimostra (contrariamente a Koulack e Goodenough, 1976) che i contenuti dei sogni siano consolidati a lungo termine già durante il sonno.

Infine, i resoconti spontanei al mattino non sono esaustivi (solo 1/3) di tutta l’attività mentale prodotta, in quanto altri elementi possono essere riferiti in seguito ad una procedura di “recupero guidato” con domande specifiche.             (Cipolli e Salzarulo, 1975).

PERCHÉ DIMENTICHIAMO IL SOGNO?

Questa difficoltà ad accedere ai contenuti del sogno dopo il risveglio sembra essere dovuta a:

Interferenze tra contenuti di differenti esperienze mentali nel corso della stessa notte.

Interferenza degli stati di veglia:  ad esempio. la richiesta subito dopo risveglio mattutino di telefonare al servizio meteorologico e di annotare le previsioni (compito distraente) e solo dopo scrivere il resoconto del sogno porta ad una notevole diminuzione della frequenza di ricordo del sogno. Inoltre, la maggiore frequenza di resoconti dopo risveglio brusco rispetto a quando il risveglio é graduale (Goodenough et al., 1965) potrebbe essere spiegata dalla maggiore intrusione dei contenuti della veglia nel caso del risveglio progressivo.

Apprendimento stato-dipendente Le informazioni elaborate durante lo stato di sonno sono difficilmente recuperabili in un altro stato, cioè la veglia. (Evans et al., 1969)

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Dott. S.Aboudan