Vygotskij e la scuola storico-culturale

IL MANIFESTO DELLA SCUOLA STORICO-CULTURALE

Lev Semënovič Vygotskij

Lev Semënovič Vygotskij Orša, 17 novembre 1896 – Mosca, 11 giugno 1934) è stato uno psicologo sovietico, padre della scuola storico-culturale.

Lev Semënovič Vygotskij nasce nel 1896 a Orsia (Russia); nel 1917 aderisce alla Rivoluzione bolscevica e come Commissario del popolo per l’istruzione a Gomel, è stato impegnato nel campo educativo, sociale e culturale. Le sue prime ricerche psicologiche riguardarono lo sviluppo psichico di bambini ciechi e sordomuti. Vygotskij si interessò anche di temi diversi: estetica, linguistica, psicologia, pedagogia, psicopatologia, neuropsicologia.

Egli ha formulato la sua teoria tra la fine degli anni 20 i primi anni 30 ma non fu subito apprezzata. In quel periodo, essa era poco conosciuta al di fuori della Russia e ha incontrato in Occidente un crescente interesse a partire dagli anni 60 con un esplosione di ricerche negli anni 80.

Ad ostacolare la conoscenza delle opere di Vygotskij è stata soprattutto la loro non reperibilità a causa del fatto che esse furuno bandite nel 1936 dal Comitato Centrale del Partito Comunista e molte opere, sono rimaste inedite fino agli anni 80.

Vygotskij è considerato il fondatore della scuola storico-culturale. Il Manifesto del 1925 deriva dalla prima conferenza che tenne a Mosca nel 1924. In tale occasione egli lesse la relazione nel saggio “La coscienza come problema della psicologia del comportamento”, in cui criticò le teorie riflessologiche russe (vedi Pavlov) in quanto si erano occupate esclusivamente dei processi psichici elementari tralasciando lo studio dei processi psichici superiori. Per Vygotskij ciò comportava rinunciare ad indagare la specificità dei processi psichici dell’uomo che si differenzia dagli animali per la presenza della coscienza.

A differenza della teoria riflessologica che non faceva riferimento all’esperienza soggettiva e all’ introspezione, occorreva invece individuare delle procedure oggettive di ricerca sui processi psichici coscienti e lo studio sperimentale delle risposte verbali dei soggetti poteva costituire una chiave di accesso alla loro coscienza.

La coscienza è concepita come una proprietà della mente umana di appropriarsi degli strumenti e forme di comunicazione appartenenti a un determinato contesto socio-culturale.

Inoltre, nel saggio su La coscienza, Vygotskij propone un celebre passo del Capitale, in cui Marx confronta il comportamento di un animale (un’ape) con quello di un uomo (un lavoratore). E’ un passo importante per la scuola storico-culturale perché si riferisce a un comportamento concreto, interpretato come un processo che dipende da un’idea, prodotta dalla mente cosciente, finalizzata al raggiungimento uno scopo:

 “Il ragno compie operazioni che assomigliano a quelle del tessitore, l’ape fa vergognare molti architetti con la costruzione delle sue cellette di cera. Ma ciò che fin da principio distingue il peggiore architetto dall’ape migliore è il fatto che egli ha costruito la celletta nella sua testa prima di costruirla in cera. Alla fine del processo lavorativo emerge un risultato che era già presente al suo inizio nell’idea del lavoratore, che quindi era già presente idealmente. Non che egli effettui soltanto un cambiamento di forma dell’elemento naturale; egli realizza nell’elemento naturale, allo stesso tempo, il proprio scopo, da lui ben conosciuto, che determina come legge il modo del suo operare, e al quale deve subordinare la sua volontà” (Marx, Capitale, vol. I, sez. 3).

 Vygotskij scrisse molte opere di pedologia concepita non tanto come un approccio interdisciplinare allo studio del bambino, ma come ricerca di una teoria unificata, fondata sul principio della riorganizzazione delle funzioni psichiche, sotto l’influenza dei fattori storici e culturali..

Poco prima di morire di tubercolosi, nel 1934, Vygotskij terminò di scrivere l’ultimo capitolo del opera principale, Pensiero e Linguaggio. La parte teorica più importante di questa opera riguarda il rapporto tra pensiero e linguaggio e la relativa discussione con Piaget., la relazione tra linguaggio esterno ed interno e la relazione tra senso e significato.

Nel 1936 il Comitato Centrale del Partito Comunista condannava la pedologia colpevole di rispecchiare le correnti psico-pedagogiche borghesi e le opere di Vygotskij furono bandite.

 ESPERIENZA STORICO CULTURALE

Vygotskij affermava che nella coscienza umana vi sono delle componenti assenti nel mondo animale come l’esperienza storica. per la quale la nostra vita il lavoro il comportamento sono fondati sull’uso delle esperienze fornite dalle generazioni precedenti; l’esperienza sociale per la quale non dispongo solo di connessioni formatesi attraverso i riflessi condizionati in rapporto agli elementi dell’ambiente ma anche di connessioni fissate nelle esperienze degli altri uomini; esperienze duplicate chi è illustrata del passo di Marx: il lavoro ripete nelle mani ciò che prima è stato fatto nella rappresentazione del lavoratore.

  LO STIMOLO MEZZO

Vygotskij crede che tra l’uomo e l’animale c’è un salto qualitativo dato dallo sviluppo dei processi psichici superiori dipendenti dal contesto storico culturale. Vygotskij assegna la sequenza stimolo/risposta ai processi psichici inferiori ma nei processi psichici superiori nella sequenza inserisce un nuovo elemento chiamato strumento, artificio o stimolo mezzo. Sarebbe esso a costituire il salto dialettico; l’uomo crea di sua iniziativa uno stimolo di cui si avvale (ad esempio il nodo al fazzoletto, la lancia per cacciare) per facilitare l’emissione di una risposta. Nella nostra epoca un esempio potrebbe essere costituito dall’uso del computer e dei relativi software, e di internet.

Questi stimoli mezzo però non sono solo strumenti esterni; ma anche strumenti acquisiti dalla società e interiorizzati: i segni. Essi sono acquisiti nella storia della psicologia individuale attraverso l’ambiente e comportano modificazioni funzionali dei processi cognitivi. Un esempio è la scrittura che è un sistema di segni che l’individuo acquisisce a una certa età .

Un processo fondamentale riguarda l’interiorizzazione degli stimoli-mezzo o segni. Vygotskij definisce questo fenomeno legge genetica generale dello sviluppo culturale per cui le funzioni psichiche sviluppatesi nelle relazioni sociali (funzioni inter- psichiche) divengono successivamente interne all’individuo (funzioni intra-psichiche). Questo si realizza, ad esempio, nel linguaggio che inizialmente, nel rapporto madre bambino, è una forma di comunicazione esterna ma diventa negli anni, una forma di comunicazione interna che l’individuo usa come mezzo per svolgere le proprie funzioni psichiche superiori, come un’operazione aritmetica eseguita mentalmente che guida il pensiero.

“Potremmo formulare come segue la legge genetica generale dello sviluppo culturale: ogni funzione nel corso dello sviluppo culturale del bambino fa la sua apparizione due volte, su due piani diversi, prima su quello sociale, poi su quello psicologico, dapprima tra le persone, come categoria interpsichica, poi all’interno del bambino, come categoria intrapsichica. Ciò vale ugualmente sia per l’attenzione volontaria che per la memoria logica, che per la formazione dei concetti e lo sviluppo della volontà. Siamo nel pieno diritto di considerare questa assunzione come una vera e propria legge, ma s’intende che il passaggio dall’esterno all’interno trasforma il processo stesso, ne muta la struttura e le funzioni. Dietro a tutte le funzioni superiori e ai loro rapporti stanno geneticamente delle relazioni sociali, relazioni reali tra gli uomini. Ne segue che uno dei principi fondamentali della nostra volontà è quello della divisione delle funzioni tra gli uomini, una nuova suddivisione binaria di ciò che ora è fuso insieme, il dispiegarsi, sperimentale, del processo psichico superiore nel dramma che ha luogo tra gli uomini. (Vygotskij 1931, pp. 201-2).

  UNITA’ COMPONENTE

Preliminare ad ogni indagine è la scelta del tipo di analisi e Vygotskij respinse l’analisi associazionista che scomponeva gli insiemi psicologici in elementi perchè in questo processo si perderebbero le proprietà degli insiemi, che non corrisponderebbero alle proprietà dei singoli elementi.

Vygotskij perciò sostiene una scomposizione di un insieme unitario di base in unità componenti che però continuano a conservare le medesime proprietà degli insiemi; ad esempio nell’incontro tra pensiero e linguaggio in cui il contenuto del pensiero è espresso tramite una parola, l’unità componente che conserva le proprietà dell’insieme è individuata nel significato, infatti, come scrive l’autore: “una parola senza significato non è una parola ma è un suono vuoto.” Il linguaggio è un mezzo di relazione sociale perchè le parole esprimono significati comprensibili al pensiero degli altri.

LINGUAGGIO ESTERNO ED INTERNO: SIGNIFICATO E SENSO 

Secondo Piaget il linguaggio in età prescolare è un linguaggio egocentrico, mentre per Vygotskij il linguaggio ha immediatamente una funzione sociale e in seguito diviene strumento per il pensiero sotto forma di linguaggio interno. Questo contrasto tra gli autori è messo in luce nel seguente passo di Vygotskij:

“Questa linea direttiva nello sviluppo del pensiero infantile, dal punto di vista della teoria di Piaget, segue in generale una strada principale: dall’autismo al linguaggio socializzato, dall’immaginazione allucinatoria alla logica delle relazioni. Usando l’espressione dello stesso Piaget, si può dire che egli si sforza di osservare come sono assimilate, cioè deformate dalla sostanza psicologica del bambino, le influenze sociali esercitate su di lui dal linguaggio e dal pensiero delle persone adulte che gli sono intorno. La storia del pensiero infantile per Piaget è la storia della socializzazione graduale degli elementi profondamente intimi, interni, personali, autistici che determinano la psiche infantile. Il sociale si trova alla fine dello sviluppo, anzi il linguaggio sociale non precede quello egocentrico, ma lo segue nella storia dello sviluppo (…).” (Vygotskij, 1934 pg 391)

 Inoltre secondo Vygotskij con il linguaggio si svilupperebbe il processo per il quale una funzione inter psichica (linguaggio sociale) diviene una funzione intrapsichica (linguaggio interno).

Il linguaggio interno risulta però diverso dal linguaggio esterno, per le sue caratteristiche sintattiche, essendo un linguaggio per sè stessi quindi abbreviato; questo è possibile anche nel linguaggio esterno, quando due persone si conoscono e sanno già di ciò che stanno parlando. Un’altra distinzione dei linguaggio interno riguarda il diverso ruolo del senso e del significato: il significato di una parola è ciò che è condiviso dalla maggioranza dei parlanti (vocabolario) il senso è il significato che la parola ha per il parlante, un significato quindi che è noto solo a lui. Nel linguaggio interno, quindi, domina il senso sul significato; in quello esterno l’opposto. Affinchè si abbia la comunicazione è necessario che il significato sia noto agli altri; è il mondo interno che spinge al comportamento esterno ed è questo che la psicologia deve studiare per comprendere il senso del comportamento.

ALTRE DIVERGENZE TEORICHE CON PIAGET

La scuola vygotskiana studiò sistematicamente se differenti contesti sociali e culturali generavano differenti architetture mentali

Le ricerche di Vygotskij, infatti, miravano a conoscere come il contesto socio-culturale potesse modificare lo sviluppo psichico. Su questo tema entrò in contrasto con Piaget, per il quale, invece, le tappe dello sviluppo sono geneticamente predeterminate e qiondi non considerava rilevanti le differenze individuali e i contesti socio-culturali all’interno dei quali i bambini crescevano.

Vygotskij rovesciò tale impostazione compiendo ricerche tra i bambini cresciuti in città, in campagna e tra i bambini orfani, organizzando anche ricerche tra le popolazioni nomadi. Vygotskij concluse che le funzioni psichiche dei bambini sono legate alla rete storico-culturale in cui bambino cresce. Il bambino, infatti, è come se interiorizzasse questa rete sociale.

Se Piaget considerava lo sviluppo del bambino isolato, per Vygotskij esso si realizza, fin dall’inizio con il rapporto con la madre, nelle relazioni sociali che esso stabilisce. Queste relazioni sono giudate dal linguaggio che progresivamente sarà interiorizzato divenendo lo strumento del pensiero (linguaggio interiore).

Inoltre, l’uomo ricorre anche a strumenti esterni (stimoli mezzzo) per affrontare e risolvere problemi ( es. lancia per cacciare) e questo lo differenzia dalla specie animale. La mente umana, perciò sviluppa processi cognitivi che sono dipendenti dagli strumenti, che sono offerti dal contesto socio-culturale in cui il bambino vive.

AREA DI SVILUPPO PROSSIMALE 

Area di sviluppo prossimo

Area di sviluppo prossimo. La linea blu rappresenta la prestazione cognitiva spontanea in base all’età, infatti, lo sviluppo cognitivo aumenta in funzione dello sviluppo biologico dell’età del bambino, mentre, la linea rossa rappresenta la prestazione mediata dagli strumenti del contesto.

Secondo Vygotskij lo sviluppo cognitivo dipende dal contesto in cui il bambino vive e dagli strumenti di cui dispone. Da ciò formulò il concetto di area di sviluppo prossimo (o area di sviluppo prossimale). Un contesto familiare e sociale che fornisce adeguati strumenti consente al bambino di anticipare lo sviluppo mentale rispetto all’attività mentale che il bambino può produrre da solo. Infatti, mentre lo sviluppo cognitivo dipende fondamentalmente dalla maturazione ontogenetica, l’attività mentale socialmente mediata anticipa e si sgancia da tali tappe maturazionali. Con l’aiuto dell’insegnante, il bambino è in grado di produrre una prestazione cognitiva che, da solo, produrrebbe in una fase successiva (prossima) del suo sviluppo, e perciò sarà in grado di svolgere problemi più complessi rispetto a quelli adatti alla sua età biologica. Come si può osservare, nel grafico a lato, tra la prestazione spontanea e quella mediata si forma l’area di sviluppo prossimo che misura il miglioramento delle prestazioni cognitive che il bambino può raggiungere alla stessa età in una contesto socio culturale più ricco di artefatti cognitivi.

 LA MOTIVAZIONE

Secondo Vygotskij dietro il pensiero non vi è un altro piano costituito dalla sfera motivazionale che abbraccia i nostri impulsi e le nostre motivazioni, i nostri affetti e emozioni: “il pensiero è una nube incombente che riversa una pioggia di parole e la motivazione è il vento che fa muovere le nuvole”. La morte prematura di Vygotskij però non gli ha permesso di concludere questo aspetto della sua ricerca e di formulare una sintesi finale della sua teoria.

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Dott. S.Aboudan