Entelechia e anima: il pensiero di Aristotele

Entelechia e anima: il pensiero di Aristotele

Abbandonando le teorie dei suoi predecessori, Aristotele definisce l’anima come “entelechia”, ovvero la realizzazione compiuta del potenziale di vita di un corpo. Egli sostiene che l’anima non sia un’entità separata dal corpo, bensì la sua forma intrinseca, ciò che gli conferisce le sue funzioni vitali e ne determina l’essenza.

L’anima, assume diverse funzioni a seconda del tipo di essere vivente: vegetativa nelle piante, sensitiva negli animali e intellettiva negli esseri umani. Queste funzioni sono strettamente correlate e gerarchiche, con ciascuna funzione superiore che comprende anche quelle inferiori.

L’anima, inoltre, non è solo ciò che dà vita al corpo, ma è anche la sede della conoscenza e del pensiero. Aristotele distingue due stati dell’anima: in potenza, paragonabile all’anima durante il sonno, e in atto, paragonabile all’anima sveglia e attiva.

De Anima

Nel suo trattato Sull’anima (in greco antico Περὶ ψυχῆς; in latino De Anima), Aristotele segue un percorso ben preciso:

Libro 1: Critica delle teorie precedenti

Aristotele inizia il suo trattato con una critica approfondita delle teorie sull’anima proposte dai suoi predecessori, in particolare quelle di Democrito, Anassagora, Empedocle e Platone. Egli ne evidenzia le contraddizioni e i punti deboli, ponendo le basi per la sua personale definizione di anima.

Libro 2: Definizione dell’anima e delle sue funzioni

Nel secondo libro, Aristotele fornisce la sua definizione di anima, identificandola come entelechia, ovvero l’atto perfetto o la realizzazione compiuta del fine di un corpo che ha la vita in potenza. Egli sottolinea che l’anima non è un’entità separata dal corpo, ma piuttosto ne rappresenta la forma, l’essenza e ciò che gli permette di svolgere le sue funzioni vitali.

Aristotele distingue l’anima in base alle sue funzioni:

  • Funzione vegetativa: presente in tutti gli esseri viventi, vegetali compresi. Si tratta della capacità di nutrirsi, crescere e riprodursi.
  • Funzione sensitiva: caratteristica degli animali. Oltre alle funzioni vegetative, permette agli animali di percepire il mondo esterno tramite i sensi.
  • Funzione intellettiva: esclusiva degli esseri umani. Consente il pensiero razionale, la contemplazione e la conoscenza astratta.

Le tre funzioni dell’anima sono strettamente correlate e gerarchiche: ogni funzione superiore comprende anche quelle inferiori. Ad esempio, un essere umano possiede tutte e tre le funzioni, mentre un animale possiede solo le prime due e una pianta solo la prima.

Materia e forma

Aristotele introduce i concetti di materia e forma per spiegare la relazione tra anima e corpo. La materia è ciò che ha il potenziale per diventare qualcosa, mentre la forma è ciò che conferisce alla materia una determinazione specifica, trasformandola in un’entità reale. L’anima è la forma del corpo, ciò che lo rende un essere vivente con determinate funzioni. L’unione di materia e forma crea un essere vivente completo.

Aristotele sottolinea che l’anima non è qualcosa che può essere predicato di un soggetto, ma è piuttosto la sua forma. La forma è ciò che determina la natura di una cosa e la distingue da tutte le altre. Nel caso degli esseri viventi, la forma è l’anima, che dà loro la capacità di vivere, crescere, riprodursi e morire.

La vita come proprietà intrinseca

Secondo Aristotele, la vita non è una semplice proprietà accidentale dei corpi, ma è qualcosa di intrinseco e fondamentale per gli esseri viventi. Egli definisce la vita come la capacità di nutrirsi da sé, aumentare e diminuire e deperire.

Queste caratteristiche, che distinguono gli esseri viventi dai non viventi, derivano dalla presenza dell’anima, che Aristotele definisce come entelechia del corpo naturale. L’entelechia è l’atto perfetto o la realizzazione compiuta del fine di un corpo che ha la vita in potenza.

I corpi organici

I corpi organici, dotati degli organi necessari a svolgere le funzioni proprie della vita sono quelli che hanno la vita in potenza. In altre parole, hanno la potenzialità di diventare esseri viventi, ma per farlo hanno bisogno dell’anima, che è la forma che attualizza questa potenzialità.

L’anima, secondo Aristotele, è entelechia di un corpo naturale, ovvero la sua realizzazione compiuta. Essa è ciò che permette al corpo di vivere e di svolgere le sue funzioni vitali. Senza l’anima, il corpo sarebbe solo materia inerte, senza vita e senza scopo.

L’anima come sede della conoscenza e del pensiero

Per Aristotele, è anche la sede della conoscenza e del pensiero. Egli distingue due stati principali dell’anima:

  • Anima in potenza: paragonabile all’anima durante il sonno, rappresenta lo stato in cui la conoscenza è presente solo in modo potenziale. In altre parole, l’individuo possiede le capacità per apprendere e conoscere, ma non le ha ancora messe in atto.
  • Anima in atto: paragonabile all’anima sveglia, rappresenta lo stato in cui la conoscenza è attiva e operante. L’individuo non solo possiede le capacità cognitive, ma le utilizza per acquisire nuove conoscenze, ragionare e risolvere problemi.

L’esercizio della scienza, secondo Aristotele, presuppone necessariamente il possesso della scienza. In altre parole, per poter mettere in atto le proprie capacità cognitive e fare uso della scienza, è necessario averla già acquisita in qualche modo.

Questo è paragonabile alla condizione di chi possiede la scienza, che può essere vista come una sorta di conoscenza potenziale che aspetta di essere attivata e messa in pratica.

Quando si parla di anima come entelechia, si intende proprio questo: l’anima è la forma del corpo che ne realizza le potenzialità. Nel caso della conoscenza, l’anima entelechia realizza la potenzialità di conoscere dell’individuo, permettendogli di acquisire e utilizzare la scienza.

Entelechia: l’anima come forma e realizzazione del corpo

Aristotele definisce l’anima come entelechia, ovvero l’atto perfetto o la realizzazione compiuta del fine di un corpo che ha la vita in potenza. In altre parole, l’anima è ciò che dà forma al corpo e gli permette di svolgere le sue funzioni vitali.Essa è la sostanza dell’essere vivente, nel senso di essere ciò che lo rende un essere vivente e non un semplice aggregato di materia.

L’anima e il corpo: un’unione indissolubile

Per Aristotele, l’anima e il corpo sono inseparabili, due aspetti di un’unica realtà. L’anima è la forma del corpo, e il corpo è la materia dell’anima. Insieme, cooperano per permettere all’essere vivente di esistere e di vivere.

L’anima come principio di vita e di funzione

L’anima non è solo la forma del corpo, ma è anche il principio della sua vita e delle sue funzioni. Essa è ciò che permette al corpo di nutrirsi, crescere, riprodursi e svolgere tutte le altre attività vitali.

L’analogia con la scure e l’occhio

Aristotele usa l’analogia della scure e dell’occhio per illustrare l’idea di anima come entelechia. Se uno strumento come la scure fosse animato, la sua anima sarebbe ciò che gli permette di svolgere la sua funzione di tagliare. Allo stesso modo, se l’occhio fosse un essere vivente, la sua anima sarebbe la vista.

In entrambi i casi, l’anima è ciò che dà forma e funzione all’oggetto. Senza l’anima, la scure sarebbe solo un pezzo di legno e l’occhio non sarebbe più tale, ma un occhio dipinto o di pietra.

La veglia come entelechia dell’anima

Anche l’esempio della veglia è molto calzante. La veglia è l’entelechia dell’anima nel senso di esercitare in atto le sue funzioni, come per l’occhio il vedere. L’anima, in quanto entelechia, non è solo la forma del corpo, ma è anche il principio che ne attiva le funzioni e gli permette di vivere e di agire nel mondo.

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Pubblicato da altrimondi

S.Aboudan PhD in Psicofisiologia del sonno Università degli Studi di Firenze

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