La Polis e la Schiavitù secondo Aristotele

La Polis e la Schiavitù secondo Aristotele

Nel Libro I della sua “Politica”, Aristotele pone l’accento sull’economia della famiglia (oikos) come elemento fondamentale della società. Egli analizza l’organizzazione della famiglia e i modi in cui essa provvede al proprio sostentamento, descrivendo le diverse attività svolte dai suoi membri e le relazioni che li legano.

Come Platone, Aristotele sosteneva che l’uomo non è un essere isolato e che la sua sopravvivenza dipende dalla vita in comunità. Per questo motivo, l’uomo è definito da Aristotele come “animale politico”, sottolineando la sua naturale inclinazione a vivere all’interno di una società organizzata.

La Polis e l’Oikos

La Polis, per Aristotele, rappresenta la forma più alta di comunità, un’evoluzione naturale che nasce dall’unione di più villaggi, a loro volta composti da famiglie (Oikos). L’Oikos, intesa come nucleo fondamentale della società, è guidata da un uomo libero (il capofamiglia) e comprende la moglie, i figli e gli schiavi.

Funzione della Famiglia:

La famiglia, secondo Aristotele, ha due scopi principali: la riproduzione della specie e il soddisfacimento dei bisogni vitali dei suoi membri.

Economia e Proprietà Privata:

L’amministrazione dell’Oikos si basa sullo scambio e sull’utilizzo della moneta, strumento che facilita le transazioni. Tuttavia, Aristotele critica l’eccessivo accumulo di ricchezze, sostenendo che la moneta debba essere utilizzata unicamente come mezzo di scambio e non come fine a se stessa.

A differenza del modello di “Città Ideale” proposto da Platone nella Repubblica, Aristotele riconosce l’importanza della famiglia e della proprietà privata. Egli ritiene che l’abolizione della proprietà privata, come sostenuto da Platone, porterebbe a una diminuzione dell’impegno e della cura nella gestione delle terre, ostacolando così il benessere della comunità.

La Polis come organismo naturale:

Aristotele supera la visione di Platone della Polis come semplice aggregato di individui, definendola invece come una sorta di organismo naturale finalizzato al “vivere bene” (eudaimonia). La Polis, secondo questa metafora, è come un corpo composto da diverse parti, ognuna con la sua funzione specifica. L’uomo singolo, staccato dalla Polis, è come un organo separato dal corpo, incapace di vivere autonomamente.

La Polis e la sua perfezione:

La Polis, composta da più villaggi, raggiunge la sua autosufficienza, condizione necessaria per realizzare la propria perfezione e permettere ai cittadini una vita felice. Aristotele sottolinea che ogni città esiste per natura e ha un fine intrinseco, quello di perseguire il bene comune. In questo senso, la Polis è “autosufficiente per natura” e rappresenta il “bene supremo” per l’uomo.

L’uomo come essere socievole:

Aristotele ribadisce la sua famosa definizione dell’uomo come “animale politico“, sottolineando la sua naturale inclinazione a vivere in società. Egli evidenzia come l’uomo sia l’unico animale dotato di linguaggio, strumento essenziale per la comunicazione e la condivisione di idee, oltre che per discernere tra giusto e ingiusto e per avere la percezione del bene e del male.

Priorità della Polis sulla famiglia:

Aristotele stabilisce una gerarchia tra Polis e famiglia, affermando che la Polis è anteriore alla famiglia. Egli spiega che il “tutto” (la Polis) precede la “parte” (la famiglia), in quanto ogni singola parte deriva dal tutto e non è autosufficiente da sola. Per questo motivo, l’uomo, quando è parte integrante della Polis e vive secondo i principi di giustizia, raggiunge la sua massima espressione. Al contrario, quando si allontana da questi principi e si isola dalla Polis, diventa l’essere peggiore di tutti.

Le forme della Polis secondo Aristotele

Aristotele nella sua opera “Politica” analizza le diverse forme di governo e le caratteristiche che le contraddistinguono, ponendo particolare enfasi sulla distinzione tra famiglia e Polis.

Differenze tra Famiglia e Polis:

  • Potere: Nella famiglia, il potere è concentrato nelle mani di un individuo, il capofamiglia, che detiene autorità su tutti i membri, compresi figli e schiavi, che non godono di libertà. Al contrario, la Polis è una comunità di cittadini liberi ed uguali che partecipano attivamente alla vita politica e giuridica.
  • Partecipazione politica: I cittadini della Polis assumono cariche pubbliche a rotazione e per un periodo di tempo limitato, secondo il principio di governare ed essere governati a turno. Questo meccanismo garantisce una più ampia partecipazione alla vita politica e contrasta l’accumulo di potere nelle mani di pochi.
  • Le leggi: Aristotele ritiene che, sebbene un individuo eccezionalmente dotato potesse meritare il potere assoluto, tale figura è rara o inesistente. Per questo motivo, la Polis si basa sulle leggi, che garantiscono equità e uguaglianza per tutti i cittadini.

Forme di governo preferite:

Dopo aver esaminato diverse realtà politiche, Aristotele esprime la sua preferenza per una forma di governo mista, che combina elementi di democrazia e aristocrazia. In questo sistema, l’accesso alle cariche pubbliche è aperto ai cittadini più meritevoli, mentre le decisioni finali vengono prese dall’intera comunità.

Critica alla democrazia estrema:

Aristotele critica le forme di democrazia radicale, come quella ateniese del suo tempo, che secondo lui erano caratterizzate da assemblee troppo frequenti e da una partecipazione eccessiva del popolo, spesso motivata da interessi personali piuttosto che dal bene comune.

Modello ideale di Polis:

Aristotele delinea una Polis ideale caratterizzata da una numerosa classe media, formata da piccoli proprietari terrieri dediti al lavoro e non inclini a estremismi politici. Questa classe, secondo il filosofo, garantisce stabilità e moderazione al sistema politico. Inoltre, Aristotele ritiene che le attività manuali e servili debbano essere svolte da schiavi o stranieri, in modo da permettere ai cittadini di dedicarsi liberamente alla vita politica e intellettuale.

La Schiavitù nella Politica di Aristotele:

Nella “Politica”, Aristotele affronta il tema della schiavitù all’interno del discorso sull’oikos (famiglia). Partendo dalla convinzione che la natura determini la predisposizione di alcuni individui alla schiavitù, egli espone la sua controversa teoria.

Schiavitù per natura:

Aristotele distingueva tra due tipi di schiavitù: quella ingiusta, imposta ai prigionieri di guerra, e quella naturale, ritenuta inevitabile per coloro che, per natura, non sono in grado di provvedere a se stessi e trovano il loro completamento nella dipendenza dal padrone.

Secondo Aristotele, uno schiavo è tale per natura, se possiede caratteristiche fisiche e intellettuali che lo rendono inadatto all’autodeterminazione e alla vita autonoma. Questi individui, definiti “naturalmente inferiori”, sono destinati a servire coloro che, per natura, sono predisposti al comando.

Strumenti animati e inanimati:

Aristotele paragona gli schiavi a “strumenti animati” al servizio dell’oikos. A differenza degli strumenti inanimati, che producono solo oggetti, gli schiavi compiono azioni seguendo ordini o anticipando le necessità del padrone.

Comando e obbedienza:

L’autore ribadisce la sua concezione gerarchica, affermando che esistono esseri “nati per comandare” e altri “nati per obbedire”. Il comando, secondo Aristotele, è tanto più efficace quanto più è esercitato dai migliori sui migliori. Egli porta come esempio il rapporto tra uomo e animale, dove l’uomo, dotato di intelletto, comanda l’animale privo di ragione.

Anima e corpo:

Aristotele estende questa gerarchia all’interno dell’uomo stesso, dividendolo in anima e corpo. L’anima, sede dell’intelletto, dovrebbe comandare il corpo. Tuttavia, nei “degenerati”, il corpo domina sull’anima, come negli animali.

Lo schiavo, simile a una bestia, è destinato all’uso della forza fisica e trae beneficio dall’essere sottoposto al comando di un padrone. Pur potendo apprendere la ragione, non possiede la capacità di utilizzarla autonomamente.

Differenze fisiche e intellettuali:

Aristotele ipotizza un caso estremo: se i padroni avessero un corpo palesemente superiore, come quello delle statue degli dei, tutti riconoscerebbero la loro naturale superiorità e accetterebbero la schiavitù. Analogamente, se tale differenza fosse evidente nell’anima, ancor più giusta sarebbe la sottomissione. Tuttavia, la differenza anima-corpo, a differenza di quella fisica, è meno evidente e di più difficile osservazione.

/ 5
Grazie per aver votato!

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Vuoi immergerti nel affascinante mondo delle neuroscienze, psicologia e filosofia?

Non perdere questa occasione! Iscriviti subito alla newsletter di Altrimondi!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Pubblicato da altrimondi

S.Aboudan PhD in Psicofisiologia del sonno Università degli Studi di Firenze

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *