Cartesio

VITA

René Descartes italianizzato in Renato Cartesio, nasce nel 1596 a La Haye (Turenna) e frequenta il college dei gesuiti di La Flèche (educazione umanistica).
Successivamente studia diritto all’Universita di Poitiers e nel 1618 si arruola nell’esercito di Maurizio di Nassau. Scoppia la guerra dei Trent’anni e Cartesio inizia a viaggiare per l’Europa come soldato ed in privato (in particolare in: Olanda, Danimarca, Germania, Francia, Italia).
Muore nel 1649 a Stoccolma dove si era recato per insegnare i principi filosofici alla regina Cristina di Svezia.

OPERE PRINCIPALI

Descartes_Discorso sul Metodo

Pagina dei titoli della prima edizione del Discorso sul Metodo. Pubblicato da Ian Maire, 1637.

Mondo o Trattato della luce (1630-33 trattato): in seguito alla condanna di Galileo pubblica solo una parte dell’opera che aveva previsto: la diottrica, le meteore e la geometria, precedute da una introduzione intitolata Discorso sul Metodo (1637 dialogo dell’autore con la propria ragione) che è costituito da sei parti in cui Cartesio espone le vicende biografiche e intellettuali attraverso cui ha formulato la sua teoria filosofica e le 4 regole sul metodo che permetteno di garantire la certezza della conoscenza.

Regulae ad directionem ingenii (1627-28): indica nella ragione naturale lo strumento essenziale per la conoscenza umana che deve essere attinta senza le influenze della religione e della filosofia (aristotelica).

Meditazioni Metafisiche (1641 dialogo dell’autore con la propria ragione) ripropone temi presenti nel Discorso e sono pubblicate insieme alle Obiezioni degli intellettuali del tempo a cui l’opera era stata sottoposta, e alle relative Risposte fornite da Cartesio.

Principi della filosofia (1644 trattato): principi fondamentali sulla filosofia (Discorso) e sulle leggi fisiche-naturali trattate nel Mondo.

Le Passioni dell’anima (1649 trattato): trattato sulla fisiologia umana.

RAGIONE E SAPERE

Cartesio considera essere la ragione il punto iniziale della ricerca filosofica, egli è contrario alla concezione aristotelica dominante all’epoca che vincolava la ricerca della conoscenza a procedimenti logici (sillogismi) che “servono a spiegare agli altri le cose che si sanno, o addirittura, come l’arte di Lullo a parlare senza discernimento di quelle che non si sanno, piuttosto che a impararle.” (Discorso sul Metodo, parte II)

Cartesio sottolinea invece il carattere intuitivo della conoscenza. I principi fondamentali delle scienze sono, infatti, accessibili intuitivamente.

La ragione è una e uguale a tutti gli uomini. La ragione è naturalmente posseduta da ogni uomo ed è infallibile se esercitata correttamente, permettendo di discernere tra il vero ed il falso. Inoltre, essa è posseduta dall’uomo nella sua interezza così come “è unica la luce con cui il sole illumina le cose”. Per questo è anche denominata “lume naturale”.

Per tale motivo, Cartesio ripropone la concezione stoica del logos universale. Però sebbene per quest’ultimi la ragione è identificata con Dio, per Cartesio è una facoltà specificatamente umana.

La filosofia è fondamentale in quanto coordina tutte le altre discipline:

La filosofia è come un albero, le cui radici sono rappresentate dalla metafisica, il tronco è la fisica, i rami sono le altre scienze: la medicina, la meccanica e la morale” (Principi della filosofia)

METODO 

Il metodo per accedere alla conoscenza è già definito nel Regulae ad directionem ingenii come delle regole certe e facili che consentono di discernere il vero e ciò che è falso.

Per metodo intendo delle regole certe e facili , osservando le quali esattamente , nessuno darà mai per vero ciò che sia falso e , senza consumare inutilmente alcuno sforzo della mente, ma gradatamente aumentando sempre il sapere, perverrà alla vera cognizione di tutte quelle cose di cui sarà capace .”

Nel Discorso sono esposte le quattro regole sul metodo:

  1. Regola dell’evidenza: per la quale è necessario considerare come vero ciò che è evidente, ovvero chiaro e distinto alla mente escludendo tutto ciò che può essere messo in dubbio.
  2. Regola dell’analisi: i problemi che si incontrano durante la ricerca sono più facili da risolvere se scomposti in elementi più semplici.
  3. Regola della sintesi: procedimento inverso a quello dell’analisi, nella sintesi è necessario iniziare dagli oggetti più facilmente conoscibili per risalire per gradi alla conoscenza di quelli più complessi
  4. Regola dell’enumerazione: per controllare di non ver commesso errori e dimenticato niente

La conoscenza certa secondo Cartesio si realizza grazie all’intuito e alla deduzione.

  • L’intuito permette di conoscere le verità chiare e distinte che, per essere colte, non hanno bisogno di artificiose definizioni, in quanto sono evidenti alla ragione umana; come per esempio: l’estensione, la figura, il movimento.
  • La deduzione permette di passare dalle verità evidenti a quelli che per essere colte necessitano passaggi intermedi, di complessità maggiore, che procedono discorsivamente. Inoltre, ciascun passaggo intermedio è fondato da una certezza immediata, per cui il metodo deduttivo di Cartesio, mantiene le sue caratteristiche intuitive anche quando attua una deduzione.

In altre parole, il metodo cartesiano si basa sull’intuizione e la deduzione; dall’analisi che consente di cogliere le evidenze più semplici e dalla sintesi che permette di ricomporre e organizzare le conoscenze in nessi causali ordinati, in cui ogni tassello di conoscenza è connesso agli altri da specifici rapporti, che seguono come modello la matematica.

Infine, l’errore non dipende dall’intelletto ma dalla volontà, dalla quale deriva l’assenza ad una conoscenza non ancora chiara e distinta, che si realizza da una non corretta applicazione del Metodo.

DUBBIO E COGITO ERGO SUM 

Per raggiungere la certezza della conoscenza Cartesio utilizza il dubbio come strumento metodoligico. A differenza degli scettici antichi, il dubbio cartesiano consiste nel sospendere l’assenso verso qualsiasi affermazione fino a che non sia chiaramente evidente. Infatti, se dubitando di tutto qualcosa si sottrarrà dal dubbio metodico allora esso sarà evidente.

“Avevo notato da tempo, come ho già detto, che in fatto di costumi è necessario qualche volta seguire opinioni che si sanno assai incerte, proprio come se fossero indubitabili; ma dal momento che ora desideravo occuparmi soltanto della ricerca della verità, pensai che dovevo fare proprio il contrario e rifiutare come assolutamente falso tutto ciò in cui potevo immaginare il minimo motivo di dubbio, e questo per vedere se dopo un tale rifiuto rimanesee ancora qualcosa, a godere della mia fiducia come totalmente indubitabile.” (Discorso sul Metodo, parte IV)

Il dubbio cartesiano si estende dai sensi fino alle certezze matematiche. Infatti, nulla esclude che siamo ingannati da Dio o da un Genio maligno, il quale ci mostrerebbe una realtà diversa da quella reale.

Cartesio nell’atto stesso di dubitare giunge alla formulazione del Cogito ergo sum io penso, dunque sono. Egli pensa e se pensa è evidente che esiste come sostanza pensante.

“Ma subito dopo mi accorsi che nell’atto in cui volevo pensare, così, che tutto è falso, bisognava necessariamente che io, che lo pensavo, fossi qualcosa. E osservando che questa verità:io penso, dunque sono, era così salda e certa, che tutte le supposizioni più stravaganti degli scettici non avrebbero potuto smuoverla, giudicai che potevo accoglierla senza scrupolo come il primo principio della filosofia che cercavo.” (Discorso sul Metodo, parte IV)

Critica. Il Cogito enunciato da Cartesiano è composto da 2 proposizioni: Cogito, ergo Sum (Penso dunque sono) mentre i critici di Cartesio, proposero che, in realtà, esso dipende da una premessa superiore: “Tutto ciò che pensa esiste” e perciò il Cogito debba essere così formulato:

Tutto ciò che pensa esiste

Io penso

Dunque sono

Per questo motivo il Cogito non può essere considerato come una verità prima e certa. Inoltre, questa nuova formulazione fa riferimento alla logica sillogistica che è stata criticata da Cartesio stesso.

 MORALE PROVVISORIA 

“… per non restare indeciso nelle mie azioni mentre la ragione mi obbligava ad esserlo nei miei giudizi, e per non smettere perciò di vivere quanto più felicemente potevo, mi costrui una morale provvisoria, riconducibile a tre o quattro massime sole, che volentieri vi comunico.” (Discorso sul Metodo, parte III)

Se a livello teorico Cartesio decide di sospendere il proprio giudizio, egli si rende conto che questo non è possibile a livello pratico. L’uomo,infatti, non può astenersi di compiere le proprie azioni fino a che non ha compreso tutte le verità.

Per questo motivo Cartesio nel Discorso sul metodo realizza una morale provvisoria la quale si articola in alcune prescrizioni.

  1. Obbedire alle leggi e ai costumi del paese in cui si vive: regolando il proprio comportamento secondo le opinioni più moderate, lontane dagli eccessi, che sono praticati dalle persone di buon senso. Cartesio sceglie le azioni più moderate sia perchè sono le più agevoli da praticarsi, sia perchè in caso di errore permettono di riallinearsi più facilmente, rispetto alle azioni estreme, verso il retto cammino.
  2. Agire con la massima determinazione possibile. Questo significa seguire con costanza le proprie scelte anche nel caso risultassero dubbie. I viandanti smarriti non devono gironzolare a casaccio, bensì seguire con decisione una strada senza discostarsene.
    Nel campo dell’azione, siccome non è possibile indugiare, diventa necessario seguire le opinioni più probabili assumendole come certissime. Solo in questo modo ci si può liberare dei rimorsi e pentimenti che assillano la coscienza delle anime deboli e vacillanti.
  3. Dominare se stessi piuttosto che la fortuna e mutare i propri desideri piuttosto che l’ordine del mondo perchè non c’è nulla al di fuori dei nostri pensieri che è in nostro potere (vedi stoici). Compiendo le nostre azioni nel miglior modo possibile, quelle che non siamo in grado di compiere saranno impossibili. Se si considerano al di fuori del nostro potere gli oggetti esteriori, il loro mancato possesso non sarà più percepito negativamente. E’ il riuscire a disporre dei propri pensieri in modo assoluto che consente di essere ricchi e potenti, liberi e felici.

 PENSIERO E IDEE 

Secondo Cartesio il pensiero è una sostanza in quanto non necessita altro che di se stesso per esistere.

Il pensiero comprende sia le modalità attraverso le quali è possibile formarci le rappresentazioni (volere, immaginare, sentire) sia la modalità con cui si esercità la volontà ( desiderare, dubitare, affermare).

Le idee riguardano le rappresentazioni che il soggetto dispone nel momento in cui pensa e in particolare corrispondono all’oggetto delle rappresentazioni mentali. Infatti, qualsiasi attività mentale ha un oggetto ad es. volere o desiderare qualcosa.

Cartesio distingue 3 tipi di idee:

  1. Idee innate: si conseguono con l’esercizio del pensiero (es. dimostrazioni geometriche). Tra di esse Cartesio colloca l’idea di Dio, l’idea dell’anima, l’estensione, il movimento, ecc.
  2. Idee avventizie: hanno per oggetto ciò che sembra provenire dall’esterno.
  3. Idee fattizie: sono inventate dal soggetto (sirene, ippogrifi)

Il soggetto se è consapevole delle proprie idee non può esserlo riguardo la propria esistenza corporea, infatti, gli oggetti delle idee potrebbero non corrispondere a niente di reale (ad es. perchè potrei stare sognando).

Le idee innate, sono quelle che rivestono maggiore importanza nel pensiero cartesiano, infatti, esse si trovano all’interno al soggetto pensante mentre, quelle avventizie, che derivano dall’esterno, potrebbero dipendere da una facoltà immaginativa inconsapevole, e quelle fattizie sono inventate dal soggetto.

IDEA DI DIO 

Cartesio cerca di dimostrare l’esistenza di Dio in differenti modi:

Considerando che la causa di qualcosa deve essere maggiore o uguale all’effetto che ha prodotto; Dio, sostanza perfetta, non può essere stato creato da un essere imperfetto come l’uomo o da altre cose esterne imperfette in quanto non è possibile essere certi della loro esistenza. L’idea della perfezione divina deve quindi derivare da un essere perfetto che è la causa dell’idea che l’uomo ha di lui.

Io non posso essere causa della mia esistenza: se avessi potuto generare la mia esistenza mi sarei dotato di quelle perfezioni di cui ho l’idea. L’uomo è imperfetto, ne testimonia il fatto ad esempio che dubita, per questo deve esistere un Dio che ha generato l’uomo e che è dotato di tutte quelle perfezioni che sono solo pensabili.

Dio essendo perfetto è perciò la causa dell’idea di perfezione che trovo nella mia mente e deve necessariamente esistere. Infatti, una perfezione priva di esistenza, sarebbe una perfezione imperfetta.

Egli è spirito (il corpo esteso potendo essere diviso in parti è imperfetto); pura intelligenza (la dipendenza dai sensi è un limite) e volontà buona (il male è assenza di perfezione).

Dio è buono e non può essere ingannatore, al contrario, è verace, garantendo l’infallabilità dal lume naturale e della realtà del mondo esterno.

E’ possibile ammettere l’esistenza di una sostanza opposta a quella pensante divisibile in parti che costituisce il nostro corpo e gli oggetti del mondo fisico.

SOSTANZA PENSANTE E SOSTANZA ESTESA 

Il termine sostanza in Cartesio si riferisce a “una cosa che esiste in modo tale da non aver bisogno che di se medesima per esistere”. (Principi). Questa definzione può essere intesa anche come tutto ciò che per esistere non necessità altroché di Dio.

La sostanza pensante (res cogitans) e quella estesa (res extensa) sono conosciuti

Illustrazione di Cartesio in De homine. per spiegare il meccanismo di reazione automatica in risposta ad eventi esterni. Anche se la discussione completa della divisione tra mente e corpo si completa nel Discorso, già nell'opera De homine inizia a delineare questo punto di vista.

Illustrazione di Cartesio in De homine. per spiegare il meccanismo di reazione automatica in risposta ad eventi esterni. Anche se la discussione completa della divisione tra mente e corpo si completa nel Discorso, già nell’opera De homine inizia a delineare questo punto di vista.

separatamente dall’intelletto ed è questo che caratterizza il dualismo mente-corpo cartesiano. Queste due sostanze,infatti, sono costituite da attributi differenti. La prima è indivisibile e priva di estensione mentre la seconda è estesa e divisibile.

Il dualismo cartesiano ha perciò permesso l’allontanamento dalla concezione Aristotelica, secondo la quale l’anima è entelechia del corpo, in quanto i considera l’anima e il corpo separatamente. Questa visione diede un notevole impulso alla diffusione delle scienze fisiche e biologiche del tempo.

Secondo Cartesio la materia corporea dispone di due qualità :

  • qualità oggettiva: poichè appartengono alla materia oggettivamente come la lunghezza, la figura, il movimento ecc.;
  • qualità soggettiva: in quanto dipende dalla percezione del soggetto come il colore, il sapore, il suono.

Entrambe queste qualità rientrano nella proprietà dell’estensione (lunghezza,larghezza e profondità).

La varietà del mondo fisico dipende dal fatto che la sostanza estesa può essere divisa in parti e dal movimento che si genera in esse.

A differenza di Democrito, secondo Cartesio ogni parte della sostanza estesa è in contatto con un’altra parte e interagisce con tutte le altre parti. Perciò il vuoto non esiste perchè ciò che apparentemente appare come vuoto in realtà è riempito da una sostanza fluida come ad es. l’aria.

Per cui,  l’estensione comportà divisibilità e mai vuoto, mentre secondo Democrito la realtà è costituita da atomi indivisibili –essere– e dal vuoto –non essere-.

Nella descrizione meccanicistica cartesiana Dio ha determinato la primordiale creazione della sostanza estesa e attraverso la provvidenza ordinaria garantisce che la quantità di moto impressa nella sostanza estesa sia sempre costante.

Tutto questo garantisce l’immutabilità delle leggi che sottostanno al movimento della materia. Queste leggi sono:

  1. legge dell’inerzia: ogni materia conserva il prorpio stato fino a che non è modificato da un’altro corpo
  2. legge della conservazione del movimento: la quantità di moto che un corpo trasmette ad un’altro corpo (ad es. urtandolo) è uguale a quella che perde.
  3. legge per la quale la materia tende a muoversi in linea retta.

Attraverso l’enumerazione di queste leggi Cartesio descrive la formazione dell’Universo dalla materia primordiale le cui particelle ruotando le une rispetto alle altre intorno al proprio centro avrebbero consentito la formazione di vortici i quali, a loro volta, avrebbero determinato la differenziazione della materia.

La spiegazione meccanicista della genesi dell’universo e l’aderimento alla dottrina eliocentrica si allontanavano dai dogmi della Chiesa e per questo motivo Cartesio presentò le proprie teorie sottoforma di ipotesi utilizzate al fine di comprendere meglio i fenomeni fisici.

CORPO UMANO

Descartes_Le passioni dell'anima

Pagina dei titoli dell’opera le passioni dell’anima

 Il corpo umano è costituito della stessa materia di cui è formato il mondo naturale.

E’ grazie al cuore, secondo Cartesio, che si realizza la circolazione del sangue. L’autore però crede erroneamente che il sangue sia sospinto in tutte le parti del corpo dal calore del cuore

Nel suo libro le Passioni dell’anima Cartesio elenca due funzioni della sostanza pensante.

Le azioni che dipendono dagli atti di volontà e le passioni che dipendono dalle percezioni dei sensi e dai movimenti dell’anima (fame, dolore).

Le emozioni dipendono dagli spiriti animali, ovvero le pari più sottili del sangue che riescono a penetrare nel cervello.

La comunicazione tra la sostanza pensante e quella estesa avviene nel cervello e in particolare a livello della ghiandola pineale; sede dell’anima. Gli spiriti animali provenienti dagli organi di senso giungono al cervello per mezzo dei nervi. Gli spiriti, successivamente determinano un movimento che produce la fuoriuscita di altri spiriti che attraversando i nervi mettono in moto le diverse parti del corpo.

la piccola ghiandola posta al centro del cervello può esser mossa, da un lato dall’anima, e dall’altro dagli spiriti animali, che, come ho detto sopra,sono solo dei corpi, ora succede spesso che le due spinte siano contrastanti, e che la più forte impedisca l’effetto dell’altra […] E’ dall’esito di queste lotte che ciascuno può misurare la forza o la debolezza dell’anima sua; perché coloro nei quali il volere trionfa sulle passioni, ed arrestare i movimenti del corpo che le accompagnono posseggono senza dubbio le anime più forti. Ma ci sono alcuni che non possono sperimentare la propria forza perchè non fanno mai combattere la loro volontà con le proprie armi, ma con quelle che vengono fornite da certe passioni per resistere a certe altre” (Le passioni dell’anima art.47)

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Dott. S.Aboudan